Non a caso è Pepì

Oggi, in questo strano giorno di maggio, mi ritornano in mente quelle frasi-effetto che Miss Pepì era solita pronunciare per dare un po’ di colore alle mie tinte d’umore sbiadite. Quella che razionalmente non riuscirò mai a comprendere è “non è ancora arrivato il tuo momento”. Certo, dopo dieci anni vorrei solo sapere questo famoso momento da quale posto recondito e interplanetario dovrà giungere. Forse il pacco sarà stato smarrito, il corriere starà facendo ancora il giro del vicinato in cerca della mia abitazione o sarà stato rapito, forse sarà stato recapitato alla fortunata mia omonima nel mondo. Sta di fatto che io sono ancora ad aspettare. E su quest’ultimo punto conoscerei benissimo le parole di Miss Pepì sapientemente poste al momento opportuno, calzanti a pennello, “Tutto arriva per chi sa aspettare” insieme a “arriverà e sarà eccezionale”. Lei le frasi le conosceva tutte, sapeva benissimo cosa dirti in ogni circostanza, le aveva ascoltate e studiate bene dalle sagge anziane sedute in cortile nelle fresche sere d’estate, le cosiddette riunioni di strada condominiali. Penso che tra un calcio ad un pallone e qualche nascondino le avrà memorizzate come un tempo si faceva con i proverbi e i neologismi dialettali.

Miss Pepì la conobbi smarrita su un marciapiede dell’università dopo essere caduta tra le grinfie di un docente che ti restituiva alla vita solo dopo tre o quattro sessioni di pianti, quando per tua anzianità accademica era costretto a concederti il beneplacito. Da perfette sconosciute sono bastati quarantacinque minuti di viaggio in pullman per diventare affiatate conoscenti. Al Tempo non concedi così tanto potere fin quando non lo percepisci come vivente. A casa arrivai in preda ad una crisi di identità, conoscevo più particolari della sua vita che della mia, quasi ho temuto di non conoscermi. Superai in fretta questa fase di smarrimento, il lasso di tempo necessario per scegliere cosa indossare per riprendermi dalla giornata da studente pendolare. Miss Pepì di miss aveva solo l’età e lo status sociale, per anni ha vestito i panni della comodità, non ha avuto mai quella dote nell’accostare colori e accessori (quest’ultimi mai indossati). Con il tempo si è evoluta e adesso le posso riconoscere una certa femminilità.

Se oggi occupa spazio nella mia mente è perché vivo il momento in cui riconosco il tempo degli errori. No, non sto riflettendo su quelli commessi ma su quelli che accingono a presentarsi. Perché l’essere razionali ha la sua controparte: conoscere perfettamente le conseguenze delle proprie azioni. A tal proposito verrebbe da dire che conoscendole si potrebbero evitare invece non è sempre così. «Una cosa che ti rende felice non può essere sbagliata», questa è opera di un famoso artista reggae di cui apprezzo la visione liberale della vita. D’accordo fino a quando essa perduri nel tempo ma se a questa felicità seguisse il dispiacere e io ne fossi consapevole? Dall’alto della mia personale interpretazione della prospettiva patriarcale dove il pater o mater familias possiede la connotazione di Sapiente immagino il verdetto, crudo e definitivo, «adesso ti becchi le conseguenze delle tue azioni» che sarebbe quello più adatto ma la frase che risuona comodamente è «nulla succede per caso» che Pepì non avrebbe mai evitato di formulare. È una delle sue frasi preferite. Peccato che il caso vuole che ogni cosa si ripresenti con le medesime modalità di sempre.

Verrebbe da pensare che esista un Ordine Superiore che complotti contro di me e diriga le mie azioni o che voglia che la direzione da intraprendere segua costantemente lo stesso percorso fino alla sentenza finale. Il Fato ha già deciso, da eroina di qualche poema andato ormai perduto, mi rimetto alla volontà degli Dei. Ma la realtà è che viviamo situazioni analoghe perché ne siamo attratti, scegliamo e potremmo pentircene o anche no. E, a dirla tutta, mi piace pensare che ci sia una sincronicità negli eventi e negli incontri, basterebbe solo fossero più chiari. Ma a questo trova soluzione il piccolo grillo parlante che, da una spalla all’altra, ti presenta una coscienza fastidiosa e a tratti scomoda seppur giusta.

Il mio grillo dispettoso e sincero non a caso è Pepì.

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